analogicamente….

E’ stato come un colpo di fulmine, o più esattamente un ritorno di fiamma improvviso, ricordo ancora come se fosse ieri, quando da bambino utilizzavo la Olimpus Om di mio padre. Un soffice “Clack” premendo il tasto di scatto, un leggero “Stam” il rimbalzo dello specchio e un piu grugnesco “grrrr” per avanzare il fotogramma. 36 pose, colore bianco e nero, diapositive, all’epoca non faceva differenza per me, ero molto più atratto da ciò che vedevo nel mirino e dall’armonioso suono.
Negli anni in famiglia abbiamo accumilato un armadio pieno di ricodi cartacei, reali, da toccare e visionare. Quasi un secolo di fotografia, di attimi rubati o come preferisco poeticamente definirli “attimi di passato trasmormati in un futuro reale e continuo”.

Premetto che nn amo parlare di fotocamere (anche se ne sono apassionato) e menchemeno far differenza tra digitale e analogico. Ciò che leggerete è frutto di una mia personale sensazione.

Mi son riavvicinato all’analogico nello stesso momento in cui mi son messo a studiare fotografia. Più studiavo i grandi maestri della fotografia e più rimanevo affascinato da ciò che il bianco e nero e la pellicola riuscisserò a raccontarmi, incominciavo a comprendere come le imperfezioni di un’immagine mossa o con una forte grana ed ancora con linee storte, riuscissero ad essere il valore aggiunto di una fotografia.
Incomincia a chiedere consigli ad alcuni amici (Alberto, Gabriele, GianLuca, Paolo e ai ragazzi di Eurofotocine) e grazie alla loro supporto (per qualcuno anche sopportazione 😀 ) cercai di capire e comprendere un mondo fino a quel punto distante anni luce dalla mia fotografia abituale.

Sperimentazioni e una curiosità crescente, anche grazie all’amico Matteo, mi hanno portato ad allestire in un bagno, una camera oscura.
Il fascino dello scatto-sviluppo-stampo è  sicuramente la risposta alla classica domanda del “perchè la pellicola?”.
Ho notato in questi anni che il poter controllare, scegliere e toccare con mano un risultato, che andrò a catalogarlo e conservarlo più accuratamente, unito all’attesa dello sviluppo, mi permette di concentrarmi piu intensamente sul risultato finale, evitando tutte quelle distrazioni superflue che provo quando scatto con il digitale.

L1037700